Dal documento del 2008
Bitcoin, il concetto
Nove pagine per un contante elettronico fra pari. Il prezzo non è l’argomento di questa pagina.
Il documento di Satoshi Nakamoto, «Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System», parte da un limite del commercio in rete: per pagare si dipende da un intermediario di fiducia. Quell’intermediario costa, impedisce pagamenti davvero definitivi e chiede più dati del necessario. La proposta è sostituire la fiducia con una prova crittografica, così che due parti possano scambiarsi valore senza un terzo.
Una moneta non è un file da copiare. È una catena di firme: chi spende firma l’operazione precedente insieme alla chiave di chi riceve. Per evitare la doppia spesa, le operazioni sono pubbliche e la rete si accorda su un solo ordine. Il voto non è «un indirizzo IP, un voto», perché gli indirizzi si fabbricano. È la prova di lavoro: una CPU, un voto. La catena più lunga è quella su cui è stato speso più calcolo.
Chi ha più calcolo di tutti gli altri guadagna di più rispettando le regole che attaccando la storia dei pagamenti. La riservatezza non nasce dal segreto del libro: le operazioni si vedono. Nasce dal fatto che le chiavi pubbliche non sono, da sole, un nome e un cognome.
- Pagamenti fra pari, senza un istituto che custodisce il rapporto.
- La moneta è la storia delle firme, non un file.
- Doppia spesa impedita da un registro pubblico e ordinato.
- Prova di lavoro: conta il calcolo, non l’identità dichiarata.
- Questa pagina non è un consiglio di acquisto.
Per una valutazione sul caso concreto: info@globalconsultant.eu